Io lo conoscevo bene (*) : “Quando l’allievo è pronto, il maestro arriva” (detto buddista)

Edoardo ci ha lasciato, la “comare secca” se l’è portato via in una fredda e triste giornata di novembre, l’ho scoperto, come molti amici e colleghi, per caso. Se n’è andato con discrezione e pudore, come del resto ha vissuto l’intera sua vita famigliare e professionale.
Nulla, nonostante la lotta quotidiana con “l’intruso”, lasciava presagire la fine imminente, ricordo la nostra lunga e come sempre appassionata telefonata settimanale, la sua voce ancora forte e decisa nell’argomentare e analizzare, come sempre con puntiglio e sagacia, la situazione politica e professionale e prefigurare i possibili scenari futuri, a suo dire sempre più foschi e carichi di presagi negativi, ma con lampi di improvviso entusiasmo per il nuovo governo giallo-verde a suo dire, orientato in futuro ad invertire la rotta, e scegliere Keynes, gli investimenti in opere pubbliche e non il liberismo più sfrenato imperante.

Per inciso, egli aveva approfondito in questi ultimi anni i temi di carattere economico e sociale che sottendono le scelte strategiche della politica e dell’economia, come sempre decisive per i nostro quotidiano operare nel mondo.
Il suo studiare “matto e disperatissimo”, il suo nuovo ruolo di Maieuta dei processi economici europei e di appassionato divulgatore nei confronti dei colleghi, spesso restii ad affrontare i temi economici, ritenuti a torto, solo noiosi e destinati a pochi esperti.

E poi mi piace ricordare il suo grande entusiasmo da neofita per l’utilizzo dei social, la sua costante, precisa e a volte insistente presenza sulla pagina di Architetti Liberi Professionisti. La sua indomita necessità di comunicare e stimolare i colleghi sui temi a noi cari dell’attività professionale e non solo, le riflessioni sulla Polis ma anche sull’architettura e la città.
Perché Edoardo, lo voglio ricordare ai molti che non hanno avuto il piacere di conoscerlo, è stato un grande collega. La sua vita professionale è stata lunga, appassionata e ricca di episodi significativi.

Ha attraversato da protagonista insieme ai colleghi Andrea Mascardi, scomparso da tempo, e Valter Mazzella, uniti sotto lo stesso tetto disciplinare di Libidarch associati: la rivolta sessantottina, i fermenti della sperimentazione e dell’innovazione teorica dell’architettura e del design radicale, di cui fu protagonista con i compagni di studio, insieme ad altri importanti attori della scena torinese di quei tumultuosi e per certi versi irripetibili anni ruggenti: Franco Audrito fondatore e animatore di “studio 65”; Derossi ,Rosso e Ceretti, Drocco e Mello; Piero Gilardi sui fronti dell’arte e dell’impegno sociale.

L’amicizia e le collaborazioni con Alessandro Mendini, con il quale Libidarch parteciperà in seguito a diversi concorsi internazionali, tra i quali: lo stadio olimpico Torino 2006 (5° classificato) e il Recupero funzionale complessivo dell’Ex Lavanderia dell’Antica Certosa di Collegno ( 1997, 1°classificato).
Innumerevoli nel corso degli anni, le partecipazioni a inviti a numerose manifestazioni di settore, tra le molte si segnalano :

  • Premio speciale della Giuria della Biennale INTERIEUR ’72 a Courtrai – Belgio; 18 ottobre 1972;
  • La Biennale di Architettura di San Paolo (Brasile, giugno 1973) nella sezione Comunicazione Visuale;
  • La XV Triennale di Milano – Sezione Industrial Design – Film “La Strada”. Milano, Settembre 1973;
  • Mostra di Contro-Design “Gli Abiti dell’Imperatore” con il Progetto “Environnement Povero” – Galleria Luca Palazzoli – Milano 21 gennaio 1974;
  • Festival du Film d’Architecture, d’Urbanisme e de Creation – Nancy – con il film Controimmagine della Città, Nancy – 1975;

Lo studio, che in quel periodo aveva avuto tra i suoi fondatori l’arch. Maria Grazia Daprà Conti, docente al Politecnico di Torino, è molto attivo sul fronte dell’elaborazione teorica di un “Manifesto dell’Architettura Povera”, pubblicato nel 1972, in analogia ai temi cari all’arte povera, che nasce in quegli anni straordinariamente fecondi a Torino, chi non ricorda il nome di Giuseppe Penone su tutti, insieme a Gilardi, Zorio e molti altri.

Innumerevoli le pubblicazioni e gli articoli sui temi dell’architettura e design radicale pubblicati sulle riviste di settore quali Controspazio e Casabella, per citare le più note. Altrettanto numerosi gli articoli pubblicati su quotidiani e riviste, in particolare voglio ricordare un’articolo del 1975 “ Un magnifico Tugurio” pubblicato nella rubrica curata da Bruno Zevi per il L’Espresso, dedicata all’architettura.
Segnalo ancora la presenza di Libidarch nel Saggio Storia dell’Architettura Italiana 1944-1985 M. Tafuri, Einaudi, 1996, Milano.

Gli studi e le ricerche sui temi della città e i sui segni urbani, hanno contribuito, nel campo del design radicale, alla nascita di un prototipo di seduta modulabile “Argine” messo in produzione da Busnelli.

Ma come tutti ben sanno, tutto scorre: dopo la stagione dello sperimentalismo e dell’avanguardia, dalla teoria occorreva dedicarsi alla prassi, che ha voluto dire misurarsi con i temi della quotidianità dell’architettura: piccole ristrutturazioni, edilizia residenziale, scuole, edifici per il terziario, senza voler rinunciare ai grandi temi dell’architettura che accompagnavano il fluire del tempo.

Lo studio, nonostante la routine professionale ha continuato l’attività di partecipazione a concorsi nazionali e internazionali di architettura sui temi del recupero e disegno urbano, dell’edilizia scolastica, vincendo premi e segnalazioni. In seguito, l’attività prevalente di Libidarch si è focalizzata in particolare nel campo delicato e ricco di insidie del Restauro, dai lavori iniziali di piccola entità ( recupero dei tipici “rascard” valdostani – occorre ricordare che Edoardo Ceretto e Andrea Mascardi erano nati ad Aosta).

Successivamente, le occasioni e gli incarichi divennero sempre più prestigiosi e di grande respiro professionale, diventeranno in qualche modo la cifra disciplinare ed il tratto esclusivo dell’attività dello studio negli anni a seguire, fino alla chiusura dell’attività, avvenuta nel mese di settembre, non a caso l’ultimo lavoro, da poco ultimato riguarda il restauro degli interni e l’allestimento museale del Castello di Aymavilles ( Aosta).

La grande esperienza e sapienza disciplinare accumulata negli anni, attraverso innumerevoli partecipazioni ad importanti bandi di gara riguardanti i temi del restauro e del progetto di giardini, ha affinato il talento naturale di Edoardo per i temi a lui molto cari: dell’opera pubblica, dell’organizzazione del cantiere, delle tecniche e dei saperi anche più minuti, sulle lavorazioni, i materiali.
La cura maniacale dei dettagli costruttivi, unita all’organizzazione ferrea finalizzata al controllo di tutte le fasi di lavoro, dalla presentazione dei dossier di gara alla contabilizzazione delle opere, nulla sfuggiva all’occhio vigile e attento di Edoardo, vero cultore del saper fare bene, senza inutili fronzoli intellettualistici, il proprio mestiere di architetto.

Moltissimi i bandi vinti e i restauri ultimati, voglio solo ricordare i più importanti:

  • Il restauro conservativo del Parco di Villa Pallavicini e dei suoi monumenti, delle emergenze architettoniche e scenografiche e delle reti tecnologiche ( 1989-92 in occasione delle Colombiadi).

Sarà l’anno 1998 a consacrare la maturità professionale di Edoardo e dei suoi colleghi di Libidarch, con l’acquisizione, mediante uno straordinario “effetto domino” di ben tre importanti commesse:

  • Il primo premio e successivo incarico per il Concorso internazionale per il risanamento conservativo e adeguamento funzionale e allestimento museale di Palazzo Rosso a Genova, ( in collaborazione con Pier Luigi Cerri e Piero Castiglioni ) – per gli appassionati di architettura , come non ricordare la straordinaria scala metallica appesa, eseguita su progetto di Franco Albini, presente all’interno del Palazzo .

A seguire:

  • il restauro e la valorizzazione della Reggia di Venaria da adibire a complesso museale (in raggruppamento con Gae Aulenti, Cesare Volpiano e Fiat Engineering);
  • Il restauro e la valorizzazione dei Giardini della Reggia di Venaria, da adibire a complesso museale all’aperto (Libidarch capogruppo).

Pleonastico ricordare la straordinaria dedizione di Edoardo, in particolare nel seguire il progetto e successivo cantiere dei Giardini della Reggia: a testimoniare il suo impegno e la sua competenza, l’impresa esecutrice, i giardinieri e i collaboratori, a fine lavori, hanno voluto testimoniare la loro riconoscenza per il risultato finale raggiunto, apponendo in prossimità del “Giardino delle Rose” una targa commemorativa dedicata ad Edoardo.

Voglio concludere l’omaggio al caro amico scomparso, ricordandone l’impegno a favore dei colleghi: consigliere dell’Ordine degli Architetti di Torino per due mandati (1994/96 e 1996/98), Componente in una prima fase e in seguito Presidente della Commissione Parcelle – quando ancora esisteva e funzionava… – per almeno un decennio.

Coordinatore del Focus lavori Pubblici per un quadriennio e vicecoordinatore fino a settembre. Molte le battaglie comuni che insieme ci hanno visto coinvolti e complici in questi ultimi anni, così problematici per la nostra professione.

In particolare, conservo il ricordo delle sue qualità, molte e dei suoi difetti, molti anch’essi, come noi tutti del resto. Edoardo era una persona diretta, a volte brusca e spigolosa, ironica ma con improvvisi e repentini cambi di umore, amava il pettegolezzo tra colleghi, a volte albergava la battuta, anche greve e la risata liberatoria alla Bertoldo; potremmo dire: era una simpatica canaglia… ma una persona vera.

Caro Edoardo, ci mancherai: conoscendo il tuo gusto per la battuta e soprattutto la tua sapiente ed enciclopedica competenza normativa nel campo dei lavori pubblici: “che il comma ti sia lieve…” come quando qualche tempo fa, ad un collega che ti chiedeva un consiglio, rispondesti: “ma forse fra un po’ sarò lassù, su qualche nuvoletta”. Ora che ci penso, mi sembra di vederlo sorridere ancora una volta da lassù, sta sicuramente spettegolando sulle nostre teste.. ciao Edoardo, a riveder le stelle!

(*)
Giovanissimo studente di architettura, ho conosciuto Edoardo e i sui colleghi Andrea e Valter nel lontano 1978, mi hanno accolto nello studio con semplicità, l’avanguardia radicale era ormai finita, occorreva praticare il duro e quotidiano lavoro di architetto, lì ho praticato i primi rudimenti del mestiere e in seguito ho elaborato la mia tesi di Laurea, ho partecipato a concorsi e bandi di gara, ho collaborato ad alcuni importanti lavori; da Edoardo, Andrea e Valter ho imparato molto e molto devo a loro del mio successivo operare nel difficile e precario campo dell’architettura e del restauro.

Come spesso accade, le strade si sono divise, ci siamo ritrovati molti anni dopo, insieme, nella grande avventura per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Torino. Nel 1994 combattemmo e vincemmo la “singolar tenzone” elettorale e diventammo Consiglieri dell’Ordine, fu un periodo esaltante e ricco di avvenimenti importanti, con l’entusiasmo e la voglia di fare dei neofiti ci buttammo a capo fitto per due lunghissimi anni nel pieno della bufera del post Tangentopoli e della riforma degli Appalti ( legge Merloni e seguenti), il resto è noto.