Tra liceità e opportunità.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.(L’immagine allegata, riguarda ” l’ Allegoria del Buon Governo ” di Ambrogio Lorenzetti (1338-1339), Parete di fondo della Sala dei Nove, Palazzo Pubblico, Siena) .

Innanzitutto voglio ringraziare il collega Francone per aver postato e documentato quanto è accaduto recentemente tra il Comune di Torino e il Politecnico. Partendo dai fatti, occorre a mio parere fare alcune considerazioni aggiuntive sul tema, ormai reso esplicito in modo plastico in più occasioni: Città della Salute, le proposte progettuali per la sistemazione di via Roma, solo per citare i casi più recenti, che hanno avuto una vasta eco sui media locali e sui social. Quanto accaduto, ha testimoniato in modo palese i rapporti a volte “incestuosi” tra enti pubblici, con l’evidente scopo, a mio parere eticamente scorretto, di dare fatua visibilità ad alcune figure accademiche senza considerare che:
1.E’ cosa buona e giusta far esercitare gli studenti sulla delicata arte del progetto urbano, ma di pura esercitazione accademica si tratta e tale deve rimanere
2.Ogni illustrazione e considerazione progettuale deve riguardare esclusivamente la didattica universitaria e ogni analisi, elaborazione e successiva presentazione delle soluzioni proposte devono essere dibattute nelle aule universitarie, pagate dalla collettività con la fiscalità generale, e destinate a tale scopo.
Ciò premesso, vorrei tornare al “casus belli” ovvero sulla differenza, a mio parere, di ciò che è consentito fare (vedi l’art. 15 Legge 241 del 1990 citato nella convenzione in oggetto ) e ciò che sarebbe stato opportuno non fare, ovvero, evitare di coinvolgere le strutture del Politecnico per la revisione del Piano Regolatore di un grande Città.
L’inopportunità a mio parere, ha molte motivazioni, di vario ordine e grado che vorrei illustrare, spero con sufficiente chiarezza ai frequentatori assidui o saltuari della pagina:
1.La revisione di uno strumento urbanistico così importante, comporta necessariamente il mettere mano sull’apparato normativo che determinerà e orienterà per gli anni a venire le scelte di molteplici operatori privati, come appare del tutto ovvio, le aree di una città non sono solo di proprietà pubblica.
2.Per le ragioni citate al punto 1, pare poco opportuno, il coinvolgimento delle strutture del Politecnico in cui molti docenti, esercitano contemporaneamente la libera professione.
3.Cito testualmente la convenzione allegata al post: In particolare, il Politecnico, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2, comma 8, del proprio Statuto, “contribuisce, attraverso la formazione e la ricerca, a un processo di sviluppo fondato su principi di coesione sociale e di sostenibilità, anche ambientale. In particolare, promuove la collaborazione tra istituzioni, al fine di favorire la crescita culturale, scientifica e
professionale della collettività”. Vorrei evidenziare il fatto che anche la comunità degli architetti liberi professionisti appartiene, a pieno titolo, alla collettività, e come tale deve avere la possibilità, non solo teorica, ma pratica, di poter partecipare attivamente, con le proprie competenze e capacità all’elaborazione di uno strumento fondamentale per il governo del territorio, come il P.R. di una grande città. E vorrei aggiungere: quale occasione più propizia per mettere in gioco: competenze, idee e professionalità di una intera comunità professionale, tramite lo strumento concorsuale, di cui molto si parla e poco si pratica.
4. Ironia della sorte: dopo aver molto dibattuto in questi ultimi anni, dell’estrema situazione di criticità dei redditi professionali, dopo la sciagurata eliminazione delle tariffe professionali, e della scarsità endemica delle occasioni di lavoro, per moltissimi colleghi, sia nel settore pubblico che privato, leggendo la convenzione allegata al post del collega Francone, si rimane interdetti e sconfortati , cito testualmente: “ La promozione e la realizzazione delle attività di collaborazione di cui agli Accordi in questione non comportano scambio di denaro o altra utilità tra le Parti. Ciascuna Parte sosterrà i costi e gli oneri derivanti dalle attività previste negli accordi. In ogni caso dall’attuazione della collaborazione non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato e della Città e si provvede nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie previste dalla
legislazione vigente”. Il periodo sopracitato, sottende il solito mantra di carattere economicista, che viene spesso citato dai pubblici amministratori: “non ci sono soldi” e allora … meglio una convenzione oggi che un concorso domani… Debbo aggiungere che confidavo molto nel cambio di paradigma, da parte della nuova amministrazione cittadina, ma mi chiedo ora se la fiducia sia stata o meno ben riposta.
5 Vorrei finire le mie personali considerazioni citando, per paradosso, ciò che finalmente si sta muovendo sul fronte dei rapporti tra pubbliche amministrazioni e liberi professionisti in alcune Regioni italiane( Sicilia, Campania e Calabria ) in cui gli enti, stanno predisponendo nuovi atti amministrativi che garantiscano il giusto compenso professionale ( utilizzando il decreto parametri, già in uso per la predisposizione delle spese tecniche nell’ambito dei bandi di gara ad evidenza pubblica) a fronte delle prestazioni professionali svolte; estendendo la fattispecie anche sul fronte degli incarichi privati; in particolare, collegando il ritiro degli atti tecnici autorizzati, all’effettivo pagamento degli onorari da parte della committenza al professionista incaricato ( per approfondire rimando ai documenti in discussione sulla pagina facebook di Comitato Professioni Tecniche. Un suggerimento di “buone pratiche” da perseguire e da inviare alla Regione Piemonte. Il tema è davvero importante, mi aspetto che ogni collega partecipi attivamente al dibattito, insomma : internauti cosa ne pensate?